IL NEMICO TRA NOI (dal blog di Gennaro Carotenuto)
...... nella città australiana di Brisbane, il medico indiano di religione musulmana Mohamed Haneef, è stato scagionato dall’accusa di essere il capo di una cellula terroristica islamica formata da medici.
La presunta cellula sanitaria di Al Qaeda era accusata di aver realizzato un attentato ai primi di luglio all’interno dell’aeroporto di Glasgow, dove un’auto prese fuoco in circostanze anomale per un attentato terroristico. Immediatamente dopo, tutti i medici presunti componenti della presunta cellula, erano stati arrestati, Haneef addirittura in Australia, dove secondo i media, era scappato.
Nei giorni successivi i suoi cinque presunti complici, tutti medici, erano stati scagionati. Infine è toccato al capo: non è mai esistita una cellula di Al Qaeda formata da medici, né da paramedici, né da portantini, né da veterinari.
L’opinione pubblica mondiale per giorni è stata ammaestrata a pensare che giovani musulmani, perfettamente integrati nella società britannica, tanto da essere divenuti medici, potessero essere invece il germe distruttivo della società occidentale.
Fior di esperti hanno sproloquiato sul fatto che "l'integrazione non è garanzia di integrazione", sull'irriducibile conflitto di civiltà, sull'atavico odio dei musulmani per le società aperte.
La falsa notizia non nasce dal nulla. Nasce dall’esigenza sia delle classi dirigenti che collettiva di individuare il nemico, di aggrapparsi all’esistenza di un nemico che spieghi il male, la paura alla quale la società occidentale sembra condannarsi. E il musulmano nemico non può essere solo il disadattato, l’escluso. Perfino i terroristi kamikaze del 7 luglio 2005 erano sì inglesi, ma con vite comuni, precarie, foriere di insoddisfazione, di rancore. I sei medici no. Sono il cerchio che si chiude sull’integrazione impossibile: se perfino sei medici si trasformano in terroristi, allora non c’è integrazione possibile e tutti i musulmani sono un corpo estraneo.
E non importa che fosse una bufala macroscopica; se ben pochi media si sono preoccupati di divulgare la notizia della loro completa estraneità con Al Qaeda, per milioni di persone i medici musulmani continuano ad essere potenziali terroristi.
L’invenzione del nemico ha la stessa funzione catartica che aveva l’uso dell'antisemitismo nella Germania di Weimar come elemento di accumulazione del consenso da parte del partito nazionalsocialista.
Troppi soggetti concorrono alla creazione del mostro, del nemico. Partiti politici fautori –per cultura o per rincorsa- della mano dura. Operatori dei media inadeguati culturalmente. Apprendisti stregoni.
Il teologo cattolico Brunetto Salvarani, un paio d’anni fa in un convegno a Rimini raccontò dell’invenzione di un mostro dei nostri tempi: Adel Smith. Un’energumeno, attaccabrighe fanatico, sempre pronto a spararla grossa e a menare le mani. Ma non è nessuno e non rappresenta nessuno.
Salvarani, un esperto di convivenza pacifica tra religioni, raccontò di essere stato interrogato anni fa dalla redazione del programma di Rai1, Porta a Porta, su chi fosse rappresentativo delle comunità islamiche italiane.
“L’unica cosa – si raccomandò Salvarani - non chiamate Adel Smith che è un pazzo scatenato e non rappresenta nessuno”.
Il giorno dopo Adel Smith – allora perfettamente sconosciuto - era ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, presentato come uno dei più autorevoli rappresentanti della comunità musulmana in Italia.
C’era solo irresponsabilità nella creazione di Adel Smith da parte di Bruno Vespa?
O era parte di un disegno cosciente di costruzione del musulmano nemico?
O semplicemente Adel Smith era il musulmano che più rispondeva alla rappresentazione collettiva che la redazione di Porta a Porta e forse la società italiana stessa consideravano lo stereotipo del musulmano?
La politica della paura –la gestione della paura pubblica- ha reso il musulmano nemico, e non importa ricordare che siamo noi ad occupare Baghdad e Kabul e non loro Vienna o Poitier.
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